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· Progetto Aerodinamico dei Ponti Sospesi · · ANALISI DEL FLUTTER MEDIANTE IL
MODELLO SEZIONE · · INTRODUZIONE
· MODELLO-SEZIONE
· Equazioni del flutter · Flutter ad 1 DOF e divergenza torsionale · · · · · · INTRODUZIONE
I fenomeni di
instabilità aeroelastica rivestono particolare importanza nei ponti sospesi e
strallati di grande luce. L'instabilità aeroelastica per flutter negli
impalcati dei ponti sospesi è causato dall'accoppiamento di due modi di
oscillazione (normalmente i primi) flessionale e torsionale, che presentano
deformate simili. Le relative frequenze vengono avvicinate dall'effetto
associato all'azione del vento, il quale introduce energia nel sistema.
L'accoppiamento dei due gradi di
libertà costituisce l'aspetto caratteristico di questo fenomeno: il moto
verticale e torsionale si sincronizzano su di una frequenza comune, il cui
valore risulta intermedio tra quelli verticale e torsionale. Gli effetti delle
azioni eoliche sugli impalcati vengono ormai correntemente determinate con
analisi nel dominio del tempo, facendo ricorso a simulazioni numeriche in
campo non lineare, mediante l'utilizzo di opportune storie di vento
artificiali, ed a prove sperimentali in galleria del vento. In quest'ultimo
caso la sperimentazione viene condotta sia su sezioni dell'impalcato, che su
modelli in scala dell'intera struttura; ciò consente con sufficiente
attendibilità di prevedere sia il comportamento d'insieme, sia gli effetti
locali (su stralli, veicoli ecc…). Nonostante ciò, conservano grande
interesse modelli teorici semplificati, ma in grado di fornire almeno
l'ordine di grandezza delle velocità del vento per cui possono eventualmente
verificarsi fenomeni di instabilità. L'analisi di
questo problema nel dominio delle frequenze è possibile se si effettua una
linearizzazione dei fenomeni, introducendo degli opportuni coefficienti di
forza ricavati da sperimentazioni di modelli in scala. I motivi fondamentali
che consentono di affrontare il problema con un approccio analitico di tipo
lineare sono i seguenti: -
in prima approssimazione la struttura può considerarsi avente un
comportamento elastico-lineare, con una risposta di tipo sinusoidale smorzata
esponenzialmente; -
il passaggio dalla condizione di stabilità all'instabilità avviene in condizioni di moto oscillatorio
incipiente, attorno alla configurazione di equilibrio per vento medio
costante. L'assunzione di
queste due ipotesi consente di eseguire l'analisi del flutter su un sistema
lineare elastico. MODELLO-SEZIONE
Uno dei modelli
analitici più utilizzati per l'analisi del flutter è il modello a due gradi
di libertà, noto in letteratura come Modello-Sezione (Figura 1).
Figura 1 In questo modello
si fanno le seguenti ipotesi: - il flusso
incidente è bidimensionale, incomprimibile e laminare; - la forma del
profilo è generica e possiede due gradi di libertà: spostamento verticale
flessionale h e rotazione a; - il moto è
limitato a piccoli spostamenti attorno ad una posizione di equilibrio statico
nei due gradi di libertà verticale e torsionale. Il sistema viene quindi
considerato lineare e viene applicata la sovrapposizione degli effetti. Si dimostra che
l'insieme delle forze dovute al vento agenti sul modello è equivalente ad una
forza di portanza L applicata nel baricentro dell'impalcato e avente
direzione verticale, e ad un momento aerodinamico M torsionale, con
asse-momento ortogonale al piano della figura. Le equazioni del
moto, per un impalcato a geometria simmetrica, si scrivono allora come:
dove Mh
e Ia sono, rispettivamente, l'inerzia flessionale (massa) e torsionale per
unità di lunghezza, Ch e Ca i coefficienti
di smorzamento viscoso flessionale e torsionale, Kh e Ka le rigidezze elastiche flessionale e torsionale. Se l'impalcato
avesse una geometria non simmetrica si sarebbero dovuti aggiungere nella (1)
e nella (2) i termini di accoppiamento inerziale, definiti dal momento
statico di massa. Per mezzo di questi coefficienti si vogliono simulare i
parametri strutturali inerziali, di smorzamento ed elastici dell'impalcato. Il
modello sezione, è costituito quindi da una sezione dell'impalcato di larghezza
B in opportuna scala, vincolato in maniera tale che (tenuto conto del fattore
di scala) le frequenze proprie di oscillazione verticale e torsionale
rappresentino le frequenze proprie del primo modo verticale e del primo modo
torsionale del ponte nel suo complesso. Questo è dovuto al fatto che si è
riscontrato che nei ponti di grande luce i fenomeni aeroelastici coinvolgono
soltanto pochi modo propri, per cui, in prima approssimazione, è lecito
considerarne solamente due. E' importante precisare che l'analisi modale deve
essere condotta a partire da una significativa condizione di equilibrio,
ovvero tenendo conto sia dei carichi verticali che della parte
"statica" delle azioni orizzontali del vento. A rigore, la validità
del modello sezione a due gradi di libertà è subordinata alla circostanza che
la prima forma modale verticale e la prima torsionale siano tra loro simili,
come peraltro avviene sempre nei ponti sospesi di grande luce. Equazioni del flutter
Come già detto il
flutter è un tipico fenomeno aeroelastico di auto-eccitazione di un
sistema strutturale che, a causa del moto, estrae energia dal flusso
incidente. Se al sistema viene fornito un disturbo iniziale, il moto che ne
deriva può essere di decadimento o di divergenza (cioè le oscillazioni possono
essere smorzate o crescere indefinitamente), a seconda che l'energia estratta
dal fluido sia minore o maggiore dell'energia dissipata dal sistema tramite
lo smorzamento meccanico. La condizione critica di flutter è quella per la
quale il sistema è in una condizione di incipiente instabilità, quella cioè
nella quale l'energia dissipata è pari all'energia estratta. Poiché nel
modello sezione si considera costante la velocità del vento,
l'approssimazione insita nello studiare il fenomeno tenendo conto della sola
velocità media U, corrisponde a considerare le fluttuazioni dovute alla
turbolenza come disturbi in grado di innescare una oscillazione autoeccitata
qualora la velocità media sia superiore ad un valore critico opportunamente
definito.
Figura 2 Per poter
affrontare lo studio del flutter nei ponti sospesi, originariamente si sono
adottate le teorie disponibili per i profili alari. Nel caso di un'ala
sottile immersa in un flusso fluido subsonico bidimensionale incomprimibile,
Theodorsen ha dimostrato che, partendo dai principi di base della teoria del
flusso a potenziale, le espressioni di L e M sono lineari in h e a e nelle loro derivate prime e seconde:
essendo C(k) una
funzione complessa definita da:
e detta Funzione
Circolatoria di Theodorsen, k = bw/U la frequenza
ridotta, w la pulsazione circolare, r la densità dell'aria
e b = B/2 (si veda la Figura 2). Nella sua classica formulazione, Scanlan
ha dimostrato che, nell'ambito delle piccole oscillazioni, le forze di
auto-eccitazione assumono una espressione simile alle equazioni (3) e (4), in
funzione delle coordinate h ed a e delle
rispettive velocità (derivate prime), secondo le seguenti relazioni:
in cui i termini
legati alla derivata seconda di h e a (presenti nelle
(3) e (4)) sono stati trascurati, avendo una importanza trascurabile nei
problemi strutturali di ingegneria del vento. I coefficienti H*j(K)
e A*j(K) che compaiono nelle (6) e (7) sono detti derivate
aeroelastiche e risultano funzioni della grandezza adimensionale frequenza
ridotta K definita da:
Le derivate
aeroelastiche sono ottenibili attraverso prove sperimentali in galleria del
vento. Le procedure adottate per valutarle sono diverse. Due di queste sono
le seguenti: · si impone uno spostamento verticale o torsionale al modello
dell'impalcato in galleria del vento: le derivate sono basate sul comportamento
nel transitorio a partire da quando il modello viene lasciato libero; · si impongono al modello delle oscillazioni forzate in modo da seguire
un moto predefinito e si misurano le forze aerodinamiche su di esso,
utilizzando misuratori di pressione disposti sul modello. Si dimostra che,
per profili piatti lisci e sottili, le derivate aeroelastiche sono
esprimibili in funzione della parte reale F(k) e della parte immaginaria G(k)
della Funzione Circolatoria di Theodorsen definita dalla (5). L'andamento di
F(k) e di G(k) è riportato in Figura 3.
Figura 3 Poiché normalmente
nelle (6) e (7) i termini in h sono trascurabili rispetto a quelli in a e alle derivate prime di h e a, le oscillazioni
del profilo sono descritte dalle due equazioni seguenti:
Flutter ad 1 DOF e divergenza
torsionale
Se l'impalcato
del ponte ha una sezione particolarmente tozza, può accadere che i termini
misti, ossia i contributi ad L dipendenti da a e dalla
sua derivata prima, e quelli a M dipendenti dalla derivata prima di h,
risultino trascurabili rispetto agli altri termini. Le equazioni del moto
assumono allora la forma disaccoppiata:
In tal caso l'instabilità
aeroelastica può essere legata alle vibrazioni autoeccitate di un preciso
modo, di solito quello torsionale, per cui l'unico grado di libertà a è sufficiente a descrivere la dinamica del sistema. La (12) può
essere riscritta nella forma seguente:
ovvero anche:
dove si è
indicato con:
rispettivamente
lo smorzamento aerodinamico e la rigidezza aerodinamica. I
coefficienti C*a e K*a sono positivi se lo sono anche rispettivamente A*2 e A*3.
Al crescere di U possono verificarsi due situazioni: · il coefficiente
di smorzamento globale (Ca-C*a) può annullarsi o addirittura assumere valori negativi; in questo caso,
noto come flutter ad un grado di libertà, per (Ca-C*a) < 0 un disturbo impresso al profilo viene progressivamente
amplificato a causa di un trasferimento di energia dal fluido alla struttura
(dissipazione negativa), mentre in condizioni critiche, per (Ca-C*a)=0, l'oscillazione risulta armonica, · il coefficiente
di rigidezza globale (Ka- K*a) può annullarsi o addirittura assumere valori negativi; in questo
caso, noto come divergenza torsionale, per (Ka- K*a) < 0 il momento aerodinamico instabilizzante prevale sul momento di
richiamo elastico. In questa situazione si verifica una instabilità statica
non equilibrata dalla rigidezza torsionale: la struttura diverge, ruotando
fino alla distruzione. Tale fenomeno è tuttavia poco probabile per le
strutture da ponte. |
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