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· Progetto Aerodinamico dei Ponti Sospesi · · INSTABILITÁ PER STALL-FLUTTER · · INTRODUZIONE
· PONTI SOGGETTI A STALL-FLUTTER
· · · · · · · · INTRODUZIONE
I ponti di grande
luce presentano un carattere prevalentemente monodimensionale. Inoltre a
seguito della loro elevata flessibilità e leggerezza, sono particolarmente
sensibili agli effetti del vento. Tali effetti sono generalmente non
stazionari e hanno origine dall'interazione dinamica tra l'azione del vento e
la risposta della struttura indotta dal vento stesso. Da questo processo di
interazione vento-struttura si generano delle forze autoeccitate, di natura
aeroelastica, che possono indurre il flutter dell'impalcato fino a
produrne il crollo. Il flutter è un
tipico fenomeno aeroelastico di auto-eccitazione di un sistema strutturale
che, a causa del moto estrae energia dal flusso fluido. Se al sistema viene
fornito un disturbo iniziale, il moto che ne consegue può essere di
decadimento (oscillazioni che nel tempo si smorzano) o di divergenza
(oscillazioni che nel tempo aumentano indefinitamente). Ciò accade a seconda
che l'energia fornita dal fluido sia, rispettivamente, minore o maggiore
dell'energia che il sistema strutturale è in grado di dissipare per
smorzamento meccanico. Esso è un classico fenomeno di instabilità
aeroelastica dovuto all'accoppiamento tra i gradi di libertà del sistema
stesso. Da un punto di
vista aerodinamico vanno però distinte due situazioni di flutter: flutter classico
(o flutter a 2 gradi di libertà) stall flutter (o
flutter a 1 grado di libertà) Differenza
tra flutter classico e stall flutter
Mentre il flutter
classico ha la proprietà di avere un flusso non separato nella parte terminale
del corpo (cioè il flusso segue il contorno del corpo stesso), a causa
dell'aerodinamicità della sezione dell'impalcato, lo stall flutter è
caratterizzato da una separazione del flusso su una parte del corpo o durante
una parte del ciclo di oscillazione. Da un punto di vista dinamico lo stall
flutter è un'instabilità aerodinamica di pura torsione, indotta dal vento
incidente la struttura con un angolo di attacco non nullo. In particolare
questo fenomeno viene associato alle vibrazioni periodiche autoeccitate di
una struttura dotata di determinate caratteristiche di inerzia e di
elasticità sulla quale, durante il suo moto di oscillazione, si presenta,
come detto, una condizione di separazione parziale o totale dello strato
limite del flusso incidente. La differenza fondamentale quindi tra il flutter
classico e lo stall flutter risiede nel carattere del flusso che investe la
struttura. Nei ponti di grande luce il fenomeno può dar luogo alla perdita di
funzionalità e di integrità strutturale, manifestandosi tramite vibrazioni di
predominante carattere torsionale. PONTI SOGGETTI A STALL-FLUTTER Per
caratterizzare il comportamento dinamico della struttura soggetta a vento
incidente, i carichi aerodinamici agenti su di essa possono valutarsi
assumendo, in prima approssimazione, un carattere bidimensionale del flusso.
Essendo infatti le dimensioni longitudinali del ponte molto maggiori di
quelle trasversali, è possibile caratterizzare le azioni specifiche
esercitate dal vento sulla struttura considerando una sezione
rappresentativa, supposta indeformabile. Si possono quindi introdurre una
forza aerodinamica specifica avente una componente di resistenza FD
nella direzione del flusso ed una nella direzione ad essa ortogonale di
portanza FL, ed un momento torcente specifico M. Tali forze sono
funzioni dei coefficienti aerodinamici adimensionali CD, CL,
CM, della dimensione trasversale B della sezione, della densità
dell'aria, della velocità U del vento incidente, supposta costante, e
dell'angolo medio di incidenza a formato dalla
direzione del flusso e dalla corda della sezione. Poiché le sezioni
del ponte hanno una geometria a profilo non aerodinamico (bluff-body),
a seguito di effetti locali di distacco e riattacco della vena fluida, tali
azioni specifiche presentano in generale una variazione nel tempo attorno ad
un valore medio. In particolare, in corrispondenza di determinati angoli di
incidenza, a seguito di una massiccia separazione del flusso dalla struttura,
si osserva un effetto di perdita di portanza o di forte riduzione del momento
torcente. Nel caso di sezioni non profilate, usuali per i ponti di grande
luce, l'angolo a per il quale si realizza la perdita di portanza è generalmente
superiore a quello corrispondente alla riduzione del momento torcente.
Quest'ultimo viene indicato come angolo di stallo statico. Inoltre, come
detto, quando la travata si muove all'interno del flusso incidente, nascono
delle forze aeroelastiche di interazione. Queste possono descriversi con un
approccio quasi-stazionario, ed inducono in generale moti autoeccitati di
vibrazione della struttura. In particolare, quando l'angolo di incidenza del
flusso diviene prossimo a quello di stallo statico, tali oscillazioni
divengono particolarmente accentuate, ed assumono un carattere
prevalentemente torsionale. In questo caso, in condizioni critiche di flutter
si osserva che la frequenza di oscillazione coincide praticamente con quella
naturale di torsione della struttura in aria calma e la velocità critica del
vento incidente risulta notevolmente inferiore rispetto a quella
corrispondente ad angoli medi di incidenza prossimi a zero. |
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